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La composizione dei tessuti è diventata fondamentale nella scelta dei capi al momento del loro acquisto. Principalmente ci si è abituati a controllare la composizione dei capi per un discorso legato alla qualità del prodotto stesso, ma in seguito anche per problemi di salute dovuti ad allergie che alcune fibre possono causare. Esiste una varietà di fibre che vengono impiegate nella produzione dei tessuti, e questo numero aumenta sensibilmente se si pensa che spesso vengono mischiate fra di loro due o più fibre per ottenere prodotti dalle qualità particolari. Babyluna per le collezioni Primavera Estate utilizza il cotone 100% di ottima qualità, tuttavia per le collezioni Autunno Inverno, dove si collocano anche i capi esterni (alcuni impermeabili) dobbiamo utilizzare anche altri tipi di fibre, sempre controllate e testate contro le allergie secondo le normative CEE. Tutti capi esterni Babyluna sono foderati di cotone 100% per la totale sicurezza del bambino e in particolare neonato.
L’unica eccezione è ciniglia, molto amata e  largamente diffusa ma composta solo per 80% di cotone. Il restante 20%   poliestere che nelle ns fabbriche deve supere severissimi test contro le allergie.

Fibre naturali di origine animali

pecore

Lana - è una fibra tessile naturale che si ottiene dalla pelle di ovini (pecore e di alcuni tipi di capre), conigli, camelidi (cammelli) e alcuni tipi di lama. Essa si ottiene attraverso l'operazione di tosatura, ovvero taglio del pelo, che per le pecore avviene in primavera. La lana che si viene a ottenere viene definita lana vergine.
Un altro metodo per ricavare la lana è quello di recuperarla dopo la macellazione della pecora stessa. La lana che si ricava si chiama lana di concia.
L'industria inoltre riutilizza la lana ricavata dagli scarti di produzione; si parla in questo caso di lana rigenerata.
Altri tipi di lana: angora, alpaca, cashmere, kid, lambswool, mohair, cammello, vigogna
Le principali caratteristiche: buona lavorabilità, ottima protezione termica e protezione dall’umidità.
Alcuni tipi di lana provocano le allergie.
I capi in pura lana vergine sono particolarmente delicati e difficili in manutenzione, spesso conviene scegliere un capo misto lana per assicurare una maggior resistenza alla manutenzione e ai lavaggi.


seta

Seta - è una fibra proteica di origine animale con la quale si possono ottenere tessuti tendenzialmente pregiati. La seta viene prodotta da alcuni insetti della famiglia dei lepidotteri e dai ragni. La seta utilizzata per realizzare tessuti si ottiene dal bozzolo prodotto da bachi da seta.
A differenza delle altre fibre di origini animale la produzione della seta prevede la morte dell’animale per la produzione della fibra stessa.
La seta si sporca e macchia facilmente, anche solo con acqua, difficile in manutenzione.


Fibre naturali di origine vegetali

batista

Batista - La batista è un tipo di tessuto molto fine, trasparente e leggero di mano morbida, realizzato in lino ad armatura tela oppure in cotone


canapa

Canapa - La fibra tessile di canapa viene ottenuta dal libro dei fusti di piante di Cannabis sativa.
E’ un tessuto ruvido, utilizzato principalmente per il tessile da arredamento.
Molto resistente, non richiede particolari attenzioni.


cotone

cotone

cotone

Cotone - con il termine tessuto di cotone generalmente si intende indicare non solo tessuti fatti a telaio ma anche magline e jersey.
Il cotone è una fibra vegetale ottenuta dalle capsule mature della pianta del cotone, arbusto di circa 40 cm con fiori di colore rosso e giallo. Il fiore fecondato perde i petali e, in circa un mese, cresce una capsula circondata da una foglia chiamata brattea. All'interno della capsula ci sono i semi su cui si sviluppa la fibra e, quando è matura, si apre in quattro parti mostrando il batuffolo di cotone. La raccolta va eseguita una settimana dopo la maturazione e, dato che la stessa non avviene contemporaneamente, sono necessari più passaggi. La prima operazione da fare, dopo la raccolta è la sgranatura, che permette di staccare le fibre dai semi, poi il cotone viene cardato e pettinato per eliminare tutte le impurità.

La qualità del cotone dipende:
dalla lucentezza della fibra e dal colore più o meno bianco della stessa
dalla lunghezza della fibra (i più pregiati sono fibra lunga Sea Island)
levigosità, setosità e robustezza della fibra.

Le proprietà del cotone sono:
- Igroscopocità: E' particolarmente assorbente, può immagazzinare molta umidità del corpo, tuttavia non è adatto alle attività sportive prolungate che fanno sudare tanto, in quanto le fibre bagnate si gonfiano e si incollano alla pelle.
- Traspirabilità: ha una funzione protettiva, perchè è un materiale che non gratta e non irrita l'epidermite. 
- Isolamento termico: Il cotone è un buon conduttore del calore, ma non isola dal freddo.
- Antistaticità: Non infiltrisce e non si carica di energia elettrostatica.
- Flessibilità: Si sgualcisce facilmente e perde la forma. Per evitare questi difetti andrebbe apprettato con resine sintetiche, ma queste ridurrebbero le proprietà del cotone.
La manutenzione non richiede particolari attenzioni.
Si consiglia di smacchiare il capo prima del lavaggio, altrimenti la macchia potrebbe fissarsi, si sconsiglia le temperature di lavaggio oltre 60° per la longevità del capo.

lino

Lino - Questa fibra è ricavata dal fusto di una pianta alta da 80 a 120 cm., poco ramificata e con piccoli fiori, di un colore variabile dal bianco all'azzurro intenso, che fioriscono solo per un giorno. Composto per il 70% di cellulosa, non provoca allergie, assorbe l'umidità e lascia traspirare la pelle: pertanto è indicato per la confezione di capi estivi, lenzuola, tovaglie, asciugamani e fazzoletti. Molto resistente, soprattutto se bagnato, può essere lavato moltissime volte senza alterarsi, anzi diventa sempre più morbido, cosa importantissima per i capi di abbigliamento e di uso quotidiano che richiedono lavaggi frequenti. Ha bassissima elasticità, pertanto i tessuti in lino non si deformano, bassa tenuta dei colori.


Fibre artificiali e sintetiche

Le fibre prodotte dall’uomo si dividono in “artificiali” e “sintetiche”. Qual è la differenza? Le artificiali costituiscono la prima generazione “man made”. Il primo brevetto si deve a un ricercatore francese, risale al 1884.
Il principio delle fibre artificiali consiste in una particolare lavorazione della cellulosa, il principale componente della membrana cellulare di tutte le piante da cui si ottiene una sostanza liquida. Con questo sistema l’industria tessile mise a punto la “seta artificiale” che ebbe tale successo da essere presentata all’Esposizione universale di Parigi del 1889, con la Torre Eiffel.
Più tardi, comparvero le altre fibre derivate dalla cellulosa: acetato, cupro, viscosa o raion, modal.

Fibre artificiali

acetato

Acetato  - si ottiene sciogliendo la cellulosa in un solvente: l’acetone. L’acetato è usato nella composizione di tessuti per camicie, vestaglie, foulard, maglieria, ma anche abiti da sera, abbigliamento sportivo e fodere. Come il cupro, al tatto somiglia alla seta.


Bemberg - la fibra di cupro, più conosciuta col nome “bemberg”, nasce dalla cellulosa della fine peluria che riveste i semi del cotone. Per le sottili dimensioni del filato, i tessuti in cupro sono usati nella produzione di fodere di vario tipo (taffettà leggeri, twill, rasi e rasoni pesanti).
Molto resistente rispetto ad altre fibre ha il pregio di non causare cariche elettrostatiche fastidiose sulla pelle e che attirano facilmente la polvere.
Il cupro è anche utilizzato per velluti lisci e operati, damaschi e rasi destinati a capi di abbigliamento esterno.

Viscosa o raion - Si ricava dalla cellulosa del legno e ha una struttura molto simile al cotone. Impiegata da sola o con il cotone, ha una buona resistenza all’usura, ma si sgualcisce facilmente.

Modal - Non esiste sotto forma di filo continuo, ma solo in fiocco. Al tatto, è assai simile al cotone col quale viene impiegata esclusivamente per dare maggiore lucentezza ai tessuti.

Le fibre sintetiche

Comparse negli anni Trenta, le fibre sintetiche rappresentano la seconda generazione delle fibre fatte dall’uomo.
Alla loro origine c’è il petrolio, da cui vengono ricavate con procedimenti chimici di sintesi. Il primo prodotto di sintesi creato dall’industria chimica fu il nylon, e poi, via via, l’acrilico, il poliestere e il propilene.

nylon

Nylon  - Il suo nome nasce dalla fusione delle iniziali di New York (Ny) e Londra (Lon). È un filato molto resistente agli strappi e all’usura, può essere prodotto in fili anche molto sottili e ha una struttura elastica che gli permette di adattarsi alle forme e ai movimenti più imprevisti e complessi del corpo umano.
Per queste caratteristiche, è impiegato in tutti i capi che devono aderire alla pelle e seguirne i movimenti: calze, collant, busti, guaine, costumi da bagno. Ma si usa anche per pantaloni da sci e rivestimenti esterni di giacche a vento.
Realizzato dalla Du Pont da un filo continuo di poliammide si affermò alla fine degli anni 30 sui mercati americani e successivamente in quelli di mezzo mondo. Per la prima volta, infatti, si potevano ottenere calze trasparenti meno costose della seta e sufficientemente elastiche per non dare luogo ad antiestetiche grinze sulle gambe.
Non si trattava ancora, però, di filati realmente elastici, dato che queste fibre non si allungano materialmente ma la loro estensibilità dipende dal raddrizzamento del filamento che, in stato di riposo, si presenta arricciato o arrotolato. Mancava, cioè, al nylon il potere di contenimento e di recupero elastico che spinse la stessa Du Pont a studiare fibre alternative.


elastam

Lycra - nome commerciale (registrato dalla Du Pont) dell’elastam identifica una fibra artificiale assai elastica, che viene impiegata con il nylon per la produzione di calze e collant.
La lycra, in pratica, è un filo continuo di elastam, opaco, bianco brillante e trasparente che ha la proprietà di aumentare da 5 a 7 volte la lunghezza originale, per ritornare alla posizione originaria senza grosse deformazioni, con una capacità di contenimento (la forza di compressione esercitata sul corpo) anche 6 volte superiore a quella dei comuni nylon elasticizzati.
Nel caso delle calze, l’elastam, oltre a migliorare di molto l’elasticità e la resistenza, offre una compressione riposante e continua in tutte le parti della gamba e del bacino, un po’ come se si trattasse di una seconda pelle. Più è alta la percentuale di elastam in un tessuto maggiore è il grado di contenimento offerto.
L’ultima novità in questo campo è la lycra 3D, essenzialmente una buona trovata di marketing. La fibra, brevettata tanto per cambiare dalla Du Pont, con un’aggiunta di lycra in ogni maglia rende il tessuto elastico nei tre sensi (orizzontale, verticale e diagonale). Sul piano estetico, inoltre, la maglia appare più regolare e non forma antiestetiche righe sulla gamba. E sempre a proposito di calze: il numero di “denari”, o Den dichiarato sulle confezioni indica il peso in grammi di 9mila metri di filo. Questo valore indica il grado di trasparenza della calza (la velatura) e la sua leggerezza: meno “denari” corrispondono a una calza più trasparente.


poliestere

Poliestere o "pile" -  è la più usata tra le fibre chimiche e da sola copre il 20 per cento del consumo mondiale di fibre tessili. Utilizzato sempre più, sia allo stato “puro” che con altre fibre, in tutti i settori dell’abbigliamento, il poliestere è molto elastico e non si stropiccia facilmente: le eventuali pieghe che si formano durante l’uso scompaiono da sole in poco tempo. Inoltre, non assorbe l’acqua: in un ambiente con l’85 per cento di umidità, ne assorbe solo l’1 per cento.
Sotto il nome di “pile” (si pronuncia “pail”) il poliestere, ottenuto da plastica riciclata entra nella composizione di maglioni, tute sportive, pellicce “ecologiche” o imbottiture di giacconi. Le moderne tecnologie di riciclo consentono di trasformare in fibra poliestere di qualità le comuni bottiglie in Pet dell’acqua minerale.
Comprare un “pile” in poliestere da riciclo può significare non solo indossare una maglia morbida, calda, bella, ma anche sottrarre alla discarica o alla dispersione nell’ambiente materiali di scarto.


Polipropilene

Polipropilene - fra le ultime nate nel campo delle fibre sintetiche, è stata messa a punto in Italia al Politecnico di Milano.
È, in assoluto, la fibra più leggera. Ed è completamente impermeabile all’acqua. Non a caso, viene impiegata anche per rivestire gli strati esterni dei pannolini. Mischiata con altre fibre, entra nella composizione di vari capi di maglieria.


Acrilico - tra le fibre realizzate dall’uomo è la più simile alla lana.
Conferisce elasticità e voluminosità ai tessuti, e per questo viene usata soprattutto nei capi di maglieria, da sola o con altre fibre. Rispetto alla lana, ha una superiore resistenza all’usura, non è soggetta al fenomeno di “pilling” non teme l’attacco di muffe o tarme, resiste agli agenti atmosferici.

Fibre "Comfort" - sono le fibre poliossiamidiche la terza generazione di fibre sintetiche, messe a punto negli ultimi anni, e possono vantare un comportamento per certi versi molto simile alle fibre naturali: imitando la lana, trattengono l’umidità corporea e la rilasciano all’esterno in funzione dell’ambiente circostante più o meno secco.

Microfibre - sono fibre “hi-tech”, cioè ad alta tecnologia. Composte di poliestere o di poliammide, hanno la particolarità di essere sottilissime, con un diametro pari a un terzo di quello della lana e metà di quello della seta. Queste dimensioni si ottengono colando la materia prima allo stato liquido attraverso un microforo fatto con il laser. In questo modo, si possono realizzare anche fili di sezione diversa da quella circolare, che riflettono la luce in maniera particolare, dando ad esempio effetti cromatici cangianti.
Le microfibre sono superleggere: 10 chilometri pesano meno di 1 grammo. Mantengono all’asciutto e garantiscono il comfort totale. Alla funzione protettiva da pioggia e vento uniscono infatti quella di termoregolazione. Grazie a una membrana microporosa (1,4 miliardi di micropori per 2 centimetri) i capi in microfibra favoriscono la traspirazione evitando fenomeni di condensazione del sudore.

Tessuti multistrato - un esempio è il “Gore-tex”, utilizzato nelle giacche a vento che devono resistere anche alle condizioni meteorologiche più avverse. A guardarlo al microscopio sembra un sandwich al formaggio: in realtà, si tratta di una membrana in teflon fra due di fibre sintetiche.
Gli indumenti a più strati risolvono uno dei principali problemi dei primi impermeabili sintetici: molto resistenti all’acqua, non lasciavano traspirare la pelle, sicché bastava poco per inzupparsi di sudore. Nei multistrato, invece, lo strato interno assorbe il sudore, senza impregnarsi; lo strato di mezzo regola la temperatura, grazie alla struttura vaporosa che intrappola l’aria; la superficie esterna, infine, blocca la pioggia ma lascia passare l’umidità corporea.

Tessuti liquidi - dall’hi-tech si passa quasi alla fantascienza. A quanto riferisce il mensile Focus (ottobre ’97), gli scienziati hanno effettivamente realizzato una stoffa che si riscalda e raffredda a seconda delle necessità. Formata da poliestere, contiene una speciale sostanza capace di “sciogliersi” sotto il sole. Il passaggio allo stato liquido assorbe calore e aiuta il corpo a mantenersi più fresco (ma niente paura, non c’è pericolo di bagnarsi, poiché il liquido è contenuto in particolari microcapsule).
Quando la temperatura esterna si abbassa, la sostanza si risolidifica e cede al corpo il calore accumulato, regalando un piacevole tepore.
Ma non provate a chiedere questo tessuto alla boutique! Per ora, ancora non è utilizzato per gli abiti comuni.

Codici composizione tessuti

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